Versi proibiti, ma per chi?

L'attesa
Scandaloso, osceno, sporco, represso, volgare...sono gli aggettivi che ritornano più volte nelle note di regia di "versi proibiti", quasi a voler centrare l'attenzione sulla "lotta" all'ipocrisia di quel perbenismo che si colloca tra l'ottusità ed il falso moralismo. Chi è che decide se un termine è volgare o meno? Qual è il confine tra l'oscenità e il pudore? Le risposte nascono nel ventre dell'educazione familiare e finiscono nella costituzione culturale e sociale di ogni individuo, che può stabilire o meno il peso da dare alla volgarità e all'offesa del buon gusto. Dove sia la verità che possa dare la direzione alle lancette che deliberano cosa sia volgare ed osceno, lo rimandiamo alla citazione di Lenny Bruce:
"Lasciate che vi dica la verità. La verità è ciò che è, e quello che dovrebbe essere è una fantasia. Una terribile, terribile menzogna che qualcuno ha dato alla gente molto tempo fa."

L'origine
Sono i versi de "l'inferno della poesia Napoletana" che furono considerati, all'epoca loro [...roba da codice penale o addirittura da rogo, e perciò furono bocciati con colpi di aspersorio ed esorcismi...] come cita la prefazione del libro di Angelo Manna. Versi proibiti che oggi li ritroviamo in una piacevole versione teatralizzata da Maurizio D. Capuano per la regia di Giovanni Merano, che hanno reso visibile con azioni e personaggi quei versi noti solo dalla voce di Aldo Giuffrè, interprete negli anni '90 del lavoro discografico che consacrò la poesia infernale di Manna, poeti napoletani e anonimi vari, autori e ricercatori di questa antologia di versi erotici, pubblicata nel 1974 che la voce di Giuffrè rese già immaginariamente visibile con la sua esclusiva recitazione.

Non solo versi

Gradevoli interludi musico-vocali del trio composto da Gianpaolo Ferrigno (chitarra)
Luigi Castiello (contrabbasso) e dalla voce ammaliante di Serena Pisa, sono singolarmente eseguiti con destrezza. E' solo discutibile la scelta di alcuni brani attuati, in particolar modo il dramma di "Celeste" di Raffaele Viviani che nel suo "aspettammo aspettammo ca vene, sua Eccellenza 'o padrone 'e 'stà vita..." poco bilancia la tessitura drammaturgica, così come le parole di E.A. Mario di quel "ammore tragico" che appartiene ad una diversa estrazione filologica della canzone napoletana.

Più inerenti le esecuzioni de "il peto nel regno di Napoli" di Federico Salvatore e le arie della Nuova Compagnia di Canto Popolare, ben congiunti nella condizione narrativa dello spettacolo.

Nel walzer dei racconti di versi proibiti, il trio musicale trattiene spesso espressioni sghignazzanti, partecipando al divertimento del pubblico; sarebbe stato più interessante vederli influire con i tre attori, entrando anche in armonia con costumi ed elementi scenografici caratterizzanti.

 

Ci spiega il regista Giovanni Merano: i musicisti e il canto rappresentano un coro, una voce fuori campo, un ritorno alla realtà, una carezza fra tanti schiaffi che lascia respiro allo spettatore inducendolo magari a fare ordine, pensare, rasserenarsi. In realtà l'intento è quello di introdurci allo spettacolo, accompagnandolo fra un quadro e l'altro.

E così si sono allargati
Spiega Angelo Manna che "questi versi sono nati per scherzo, poi abbiamo frugato e abbiamo trovato; ci siamo improvvisati napoletanisti, filologi, cultori della nostra parlata, abbiamo fatto "casa e puteca" alla Biblioteca Nazionale e alla Società di Storia Patria. A poco a poco ci siamo accorti che ci saremmo potuti allargare, ancora di più, se invece di uno scherzo avessimo tentato di fare una specie di inventario di capolavori nascosti".

Sottrazione
Si sono allargati anche gli attori di questa pièce, Fabio Balsamo e Francesco S. Esposito, impeccabili interpreti dei diversi personaggi che vivono in ambienti e luoghi differenti, spaziando con destrezza scenica; a tratti escono dal disegno registico "divertendosi" da e con gli spettatori, con lazzi che sfociano nel cabarettismo, stonante con la messa in scena . Fuori luogo anche la breve citazione della parodia di Gomorra dei "The Jackal" che ha dato notorietà mediatica allo stesso Balsamo.
Sempre in tensione con i suoi personaggi, il terzo attore della compagnia dei Naviganti InVersi, Carlo Liccardo, spazia egregiamente dal comico al drammatico nelle sue diverse identià e ruoli.

Conclusioni
I personaggi si spengono, i versi terminano, le armonizzazioni musicali si fermano.... I versi finali sono di Maurizio D. Capuano e soffiano dall'anima degli attori, citando il teatro che "se fa cu poco" con gli interpreti che "si vuie ridete, io arinte more" e la cultura "che muore qui, quando scompaiono i loro attori tra le lacrime salate".
Applausi meritatissimi per un lavoro teatrale che avvolge il pubblico con le gradevoli fiamme dei "versi infernali e proibiti", gli spettatori che hanno gremito lo spazio dello ZTN ne escomo soddisfatti; la messa in scena risulta di notevole interesse, nonostante lievi carenze, potrebbe essere proiettata in una dimensione superiore con maggiore misura, eleganza e "pulizia registica".

Conversando con Giulio Baffi
Approfittiamo della presenza del Critico teatrale Giulio Baffi per conversare sulla condizione del teatro e degli spettacoli visti ultimamente negli spazi teatrali grandi e piccoli, la risposta è breve ed esauriente: Io vado a teatro per essere affascinato e sorpreso, vedo circa duecento spettacoli in un anno e solo una decina sono da apprezzare. 

 

Versi Proibiti, una lotta

visto allo ZTN di Napoli il 28 Febbraio 2015

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@Antonio Diana

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