La nuova "farsa verità" di ResoCunto

Corre, rallenta e inciampa il carrozzone di "ResoCunto", i suoi cavalli-attori hanno un buon tiro e l'impatto iniziale è forte, ci proietta nell'immaginario del carro che avanza di notte verso gli spettatori, carico dei suoi commedianti, lanterne, attrezzi, costumi, pupi e purari.

Gli zoccoli dei cavalli danno il tempo ritmico introduttivo e vuotano questa compagnia di guitti, costretti a girare per la chiusura dei teatri, finchè non viene invitata al S. Ferdinando per uno spettacolo davanti al Re Vittorio Emanuele. La paga è alta ma nu teatrante è muorto (Di Napoli era stato appena impiccato) ed il capocomico Antonio ordina che è giunto il momento di parlare. Siamo nella seconda metà dell'800 e subito dopo l'unità d'Italia, le compagnie di giro facevano i conti con divieti, costrizioni e nuove regole per potersi esibire.

 

Ecco che i pupari nelle mani di Cavour per non essere le marionette nelle mani del potere, si ribellano alla storia fatta da sempre di pupi e pupari; i commedianti napoletani che si adattano ai tempi, iniziano a recitare ugualmente, mettendo in scena l'atto unico di Antonio Petito "Pascariello surdato congedato". Lazzando e frizzando alla ricerca della verità (e quale verità è più farsa di questa unità d'Italia).

Inizia la farsa del "surdato congedato" tra le continue danze armoniche degli elementi scenografici, curati con gusto e colore, come i costumi di Federica del Gaudio.

Il centro della rappresentazione è per la maggior parte dedicato alla farsa di Petito che racconta la storia di Pascariello, giovane soldato in congedo alle prese di numerose sventure per ritrovare l'amata Mariella. Il perdono che implora nella battuta finale: "spero de truvà io pure perduono doppe d'avè passato tanta guaie p'essere stato scagnato pe' vedova e nutriccia", non vale come perdono dell'interprete Antonio che fino all'ultimo respiro muore con la pelle del suo personaggio, vittima del boia del potere, dopo essersi reso pupo, storia, verità, cunto, dinanzi allo stesso pubblico che prima applaude e poi tace di fronte alla storia dei commedianti dell'arte, farsa verità, sempre nuova.

 

La buona regia di Vittorio Passaro costruisce un ingranaggio da minuzioso orologiaio, collocando i personaggi in un carillon che nonostante i percorsi tortuosi, riescono a destreggiarsi nei ritmi scenici. Molto interessante la messa in scena delle schegge drammaturgiche iniziali e finali; nell'atto unico di Petito, fulcro di ResoCunto, l'orologio sembra avere a tratti una diminuzioni di tempo, complice un lavoro teatrale che necessita del semplice rodaggio per essere proiettato in piazze prestigiose con il giusto fiato.

 

L'anima che unisce le vicende della farsa Petitiana e dei personaggi del carro della commedia dell'arte, è l'attore Marco Serra, burattinaio senza tempo che spazia in diversi registri vocali e caratteri, tra il dramma e l'ilarità; reso cunto che "ce sta sempe 'nu gallo ca' canta per l'arruvina' lu cunto".

Tutti sulle rette corde interpretative anche gli altri attori: lo stesso giovane autore e regista Vittorio Passaro (spirito e maschera acerba tra Petito e Scarpetta), i caratteristi Ursula Muscetta e  Aurelio de Matteis, la voce maliarda di Laura Pagliara che  intona un' affannosa Italiella, coordiando le voci che spaziano egregiamente nella villanella di Gianbattista Basile si te credisse.

 

Le arie musicali, la drammaturgia e la recitazione, fanno un balzo di diversi secoli, dai balli di Sfessania del 1700 alla tarantella di S. Lucia della NCCP, dal linguaggio di GianBattista Basile che passa per quello Scarpettiano fino a giungere alla napoletanità moderna con un respiro DeSimoniano che unisce tradizione e ricerca.

 

Visto allo ZTN di Napoli

il 7 marzo 2015

qui tutte le info dello spettacolo

qui l'intervista a Vittorio Passaro

 

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