12 baci sulla bocca: l'omofobia nell'Italia degli anni '70

A Napoli negli anni 70',"ricchione" era l'unico modo per definire una persona omosessuale. In appena 70 minuti, "12 baci sulla bocca" ci fa rivivere le contraddizioni di quel periodo storico in bilico tra la voglia di cambiamento sociale e i dogmi della realtà provinciale che non siamo ancora riusciti del tutto a sfidare. Lo spettacolo - che si svolge nell'arco di 12 mesi dalla strage di Piazza Loggia alla morte di Pasolini - pone lo spettatore di fronte a una realtà solo apparentemente distante da noi.

La trama storica si intreccia con quella emotiva dei protagonisti e trascina il pubblico nel tortuoso percorso che "dall'altro" conduce alla consapevolezza di se. Tre personaggi, tre diversi modi di intendere la verità. C'è quella oggettiva di Emilio (Adriano Pantaleo), il lavapiatti cosciente della propria omosessualità; quella rielaborata di Massimo (Andrea Vellotti) che sta per sposarsi perché "è giusto cosi" ma che non rinuncia a un impulso che per quanto sbagliato lo rende felice; e infine c'è quella rinnegata di Antonio (Ivan Castiglione), fratello di Massimo e proprietario del ristorante in cui lavora Emilio, che combatte per la libertà del Paese ma non per quella della sua famiglia.

La loro storia, scritta da Mario Gelardi e messa in scena con le autentiche intuizioni registiche di Giuseppe Miale di Mauro, si muove lungo un delicato filo di sensibilità e violenza, voglia di vivere e impotenza. Una rappresentazione che racconta l'amore carnale e l'oppressione familiare tenendo con una mano lo spettatore e con l'altra il bastone pronto per "picchiare a sangue il nemico in nome di un'ideologia".

Inizio e fine in "12 baci sulla bocca" coincidono. Dal tonfo assordante delle mazzate in Piazza Loggia a Brescia si arriva al tuffo al cuore per la tragedia irrimediabile che si consuma di fronte ai nostri occhi.

A vincere è l'immagine di una famiglia che deve restare unita a tutti i costi, a morire è ancora una volta la verità. Strappa meritati applausi nella capitale, la compagnia Nest; particolarmente intensa l'interpretazione di Castiglione capace di dare umanità al suo Antonio, antagonista ma solo per convenzione sociale. Convincenti anche i suoi compagni sul palco, Pantaleo e Vellotti, bravi a non cadere nella facile trappola di narrare in chiave macchiettistica la relazione tra Emilio e Massimo solo per qualche applauso in più.

Lo spettacolo replicherà al Nuovo Teatro Sanità di Napoli dal 13 al 15 marzo. Da vedere.

 

Visto al Teatro dell'orologio di Roma

il 7 marzo 2015

qui altre info sullo spettacolo

 

@Riccardo Xavier Gusmano

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