i figli di N.N. tra dramma e sarcasmo

Una riunione di un'associazione che lotta per l'abolizione della legge n. 184 del 4 maggio 1983, unica in Europa, che vieta ad un N.N. di venire a conoscenza dell'identità dei genitori naturali, se non dopo aver compiuto cento anni, è l'inizio di questo spettacolo. Gli spettatori ricevono dei volantini, diventando uditori di un convegno, un moderatore introduce l'incontro strappando applausi e consensi dal pubblico quasi incredulo nel sentirsi tra "pubblico teatrale" e "militante della stessa associazione". Ospite e testimone dell'ingiustizia di questa legge, è il Signor Gustavo, 99 anni, su di una sedia a rotelle e apparentemente incosciente. Di lì a poco sorprenderà tutti diventando padrone del microfono assegnatogli per la sua tragica (si presumeva) testimonianza.

Il suo pensiero è tutt'altro che in linea con quello di Giovanni (trentenne) e della sua lotta per l'abolizione di questa ingiusta legge, invita anzi tutti a "fregarsene" di ritrovare le proprie madri e lo grida con forza, ironia ed una inaspettata lucidità di ragionamento.

Lo spettacolo cambia subito verso, merito dell'ottima regia e drammaturgia di Alessandro Bardani e Luigi di Capua, capaci di unire dramma ed ilarità, passando per il sarcasmo e la comicità più schietta, senza essere mai banali. La regia spacca in due la scena che con un buon disegno luci e dei semplici elementi scenografici, ci proietta in diversi ambienti (al parco, in un laboratorio di analisi, un automobile, in clinica, al cimitero, nell'archivio dell'ospedale).

Giovanni e Gustavo, vivono un continuo odio e amore amicale, tra le disavventure amorose di Giovanni con la sua compagna (l'attrice Maria Gorini), i suoi atteggiamenti da "fregnone" e l'ossessivo contrasto di indagare o meno sull'identità delle loro madri.

E' il giorno del centesimo compleanno di Gustavo alla disperata ricerca di amici (ormai defunti o ammalati) per festeggiare il suo compleanno che si ritroverà a condividere con lo stesso Giovanni, dopo l'ennesima furiosa lite.

Arriva il momento di "metterglielo a quel posto a questa legge" e di avvalersi di questo caso che vede un centenario poter scoprire il nome della madre naturale; il viaggio tortuoso che passa attraverso l'archivio dell'ospedale per scoprire anzitempo anche il nome della madre di Giovanni, conduce finalmente al cimitero "'a ma', se semo ritrovati" esclama Gustavo con le lacrime agli occhi capaci di strappare anche un sorriso amaro.

Il nome della madre di Giovanni, che riesce con astuzia a scoprire, è l'ultima battuta di uno spettacolo originale, sorprendente, drammatico, divertente; capace di rendere un argomento tragico e brillante allo stesso tempo.
I due attori, Giorgio Colangeli e Francesco Montanari, già protagonisti di molte pellicole cinematografiche di successo, si sposano in maniera autentica con questa messa in scena, con quel ritmo giusto e quel "tempo comico" intrinseco che fa de "il più bel secolo della mia vita", il più bello spettacolo visto in questa stagione teatrale dallo sguardo di Teatrante.it tra Roma e Napoli.

 

Visto il 6 marzo Nest, Napoli Est Teatro

 

lo spettacolo replicherà a Roma 

Teatro della Cometa

dal 10 al 29 marzo

 

@Antonio Diana

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